Qualche giorno fa in metropolitana mi sono seduta accanto a una signora che giocava a Candy Crush. Aveva la borsa della schiscetta che penzolava sulla mia gamba e a me, dato che l’invasione del posto altrui mi irrita sempre molto, sono passate per la mente le solite cose stronze tipo “ma pensa te ‘sta invasata dei giochini che non si rende conto di nient’altro”. Poi le arrivato un messaggio su WhatsApp e io ovviamente ho buttato l’occhio, non tanto alla risposta che aveva appena ricevuto, quanto a quello che aveva scritto lei prima.

Era dolore allo stato puro. Quella poveretta aveva pianto tutta la notte e non sapeva più dove sbattere la testa. L’ho guardata in faccia e sotto il trucco e gli occhiali c’erano tutti i segni di quel che c’era stato prima; poi ho guardato la borsa della schiscetta che tanto mi dava fastidio e ho pensato che lì dentro c’era un pranzo che lei quasi sicuramente non avrebbe mangiato, perché certi dolori fortissimi ti chiudono tutto tranne i dotti lacrimali.

E quindi, alla fine, ben vengano le cose lobotomizzanti come Candy Crush: allineare caramelle colorate impedisce di pensare almeno per cinque minuti a tutto quello che sta andando in frantumi. Cuore compreso.