Bene, benissimo, direi ottimo. La settimana della moda è sbarcata a Milano e con essa sono sbarcate pure millemila modelle, arrivate dritte dritte da Modellaland, una sorta di paese delle meraviglie in cui non esistono né capelli crespi, né maniglie dell’amore.
Tu ti alzi la mattina alle 5:30, ti guardi allo specchio giurando a te stessa – per la trecentesima volta – che non andrai mai più a letto senza aver asciugato la testa, arraffi un paio di jeans e una maglia nera, fingi di credere di essere comunque strafiga e, tutta contenta, vai al lavoro, perché sai che poteva essere peggio. Poteva piovere, infatti, e in quel caso vai tu a spiegare a tutti che no, nessuna cicogna ti ha fatto il nido nei capelli, si chiama solo umidità.

Per festeggiare come si deve l’inizio della Fashion Week, poi, compri un bel krapfen alla crema e te lo mangi di gusto, perché non essere magrissime, altissime e bellissime è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare e allora tanto vale approfittarne.
A un certo punto, guardando la 326esima foto della tal top model che passeggia casual ma comunque precisissima per Milano, hai pure una botta di autostima: ma sì, dai, in fondo anche i Puffi sono alti due mele o poco più e sono simpatici a tutti, che diamine. Ignori la vocina interiore che dice «Appunto, simpatici» e aguzzi la vista per scovare quel microgrammo di cellulite sulla coscia della modella che ti farà tirare un bel sospiro di sollievo e guardare il mondo da un oblò, magari deformante come gli specchi del luna park. Quando trovi l’invisibile imperfezione, ti congratuli con te stessa e pensi soddisfatta: «Anche i ricchi piangono, eh già».
Poi, all’improvviso, la tragedia.

Vai a bere il caffè e, quando credi che i commenti sulla tua mise del giorno siano finalmente finiti, arriva la perla: «Oh, i tuoi vestiti di oggi mi fanno venire in mente una cosa raccapricciante».
Cosa? Raccapricciante? A me? Durante la settimana della moda? Ma scherziamo? Il gomito ha forse fatto contatto col ginocchio e, per un attimo, le parole hanno smarrito la diritta via? Ho la stessa cellulite delle modelle, io, mica sono la prima che passa. I termini giusti sono fichissima, da urlo, bella da mozzare il fiato, non certo raccapricciante.
Non bisogna mai – e sottolineo mai – rivolgersi a una donna mettendo nella stessa frase “i tuoi vestiti” e “raccapricciante”, soprattutto non bisogna farlo durante la Fashion Week, quando noi fanciulle siamo immerse in un ambiente chiaramente ostile, che ci rende più sensibili e – accidenti alle modelle – anche più simpatiche. Molto più simpatiche. Terribilmente simpatiche, direi. Così simpatiche da accettare con un sorrisone anche i complimenti più maldestri, perché è la settimana della moda, Milano pullula di creature eteree e il nostro obiettivo è la salvezza, mica la Champions League.
«Con quel fiore nei capelli mi ricordi tanto l’Olympia di Manet».
Olympia, nota prostituta. Nuda. Sul posto di lavoro.
Va beh, poteva andare peggio. Poteva essere vestita male.