«Ma ti hanno fatto entrare?» mi chiede ridendo la mia amica Ursula (che, visto che vuole restare anonima, si merita un bel nome da Strega del mare).
«Ehm sì. Ma forse l’hanno fatto solo per far sentire più belle le altre. Una sorta di pensavo di avere dei capelli di merda, invece guarda quella lì».

Perché quando vai nel Posto di Tendenza, i capelli sono fondamentali. Le Donne di Tendenza hanno chiome lisce, idratate, luminose e, se sono ricce, hanno i boccoli di Afef. L’umidità la lasciano assorbire tutta a te ed è forse proprio per questo che ti fanno entrare nel locale: fungere da deumidificatore. O, se il Posto di Tendenza ha abbastanza fegato da essere kitsch, da statuina segnatempo rosa e azzurra.

Ti hanno invitato e non puoi esimerti, ma il meteo ci ha messo del suo: pioviggina e tu hai in testa un fungo atomico. Amen. In più arrivi dal lavoro, senza essere passata dal via per cambiare i vestiti da piccola fiammiferaia e per ritirare le ventimila lire che avrebbero potuto garantirti una piega decente. Ma tu sai che l’apparenza non conta e blablabla, così – fiduciosa e sorridente – varchi la porta. Ti guardi intorno; nessuno fa caso a te, nemmeno i camerieri visto che non trasudi Tendenza. Bene, molto bene. Sempre più fiduciosa – quasi sollevata – impegni le scale e arrivi al piano di sotto. Lì, l’orrore.

Donne. Tante donne. Donne belle, donne bellissime, donne strafighe. Tenute da battaglia e tacchi alti, alcuni di dubbio gusto, ma comunque di Tendenza. Borse che, rivendendole, potrebbero mantenerti fino alla fine dei tuoi giorni e abbondanza di tessuto matelassé. Bollicine. Tante bollicine.
Ti manca l’aria, pensi di usare la tua borsa, che sta già cominciando a deprimersi, come sacchetto di carta per respirare, giusto per farla sentire utile, ma poi rinunci e cerchi di darti un tono, perché vedi che una Donna di Tendenza sta fissando la palla di pelo di gattone arruffato dududadadà sulla tua testa.

Ti trattieni a stento dal farle notare che, senza robe arruffate, Minghi e Mietta non avrebbero certo sbancato e rivolgi la tua attenzione agli Uomini di Tendenza. Manca loro la stoffa, pensi, ma non è un discorso di talento. È la stoffa del vestito che fa difetto e ancora, dopo anni a Milano, ti stupisci di come il successo di un professionista sia inversamente proporzionale alle dimensioni delle sue braghette. Avere l’acqua in casa è cool, tirarla su terra camminando sulla strada bagnata è out. Abbassi gli occhi sui tuoi pantaloni, umidi in fondo, e sospiri: sei out. E non sono nemmeno aderenti come quelli dell’avvocato di grido seduto a un metro da te. Sospiri un’altra volta: sei doppiamente out. 
Bevi vino, mangi olive, ma nel Posto di Tendenza non sono previsti tovagliolini o ciotoline per buttare i noccioli e tu, non essendo molto in intimità con chi ti accompagna, ti vergogni un po’ a lasciare i resti masticati in bella vista. Che fare? Studi la situazione intorno a te e noti che l’avvocato di grido li sta lasciando cadere con nonchalance per terra. Decidi di imitarlo, perché forse è così che si fa nel Posto di Tendenza e tu vuoi essere disperatamente cool; sentendoti potentissima, sputacchi nella mano i due noccioli che ti girano in bocca, ma un coro di sciocchi perbenisti comincia a rimbombare nella tua testa: “Non si buttano le cose per terra. E chi fa la spia non è figlio di Maria”. Combattuta, abbassi la mano verso il pavimento, ma – all’ultimo – non ce la fai e infili furtivamente i noccioli in tasca. Loser, ti gridano le olive rimaste, e tu chini il capo contrita. Sai che hanno ragione. Hai perso.

Come se non bastasse, il gattone sulla tua testa – complice l’umidità emanata dai Corpi di Tendenza che bevono e sudano allegramente intorno a te – si è arruffato ancor di più, tanto che Minghi e Mietta stanno pensando a uno spin-off di Vattene Amore solo per lui.
E a te non resta che andare in bagno a prendere a craniate il muro. Tanto, con quei capelli gonfi, non ti farai certo male.