Un po’ di tempo fa ero in libreria a chiedermi cosa fosse successo improvvisamente a Tiffany. Tutti parlano di Tiffany, tutti vogliono un gioiello di Tiffany e lì, davanti a me, uno vicino all’altro, ben tre libri intitolati “Qualcosa Tiffany”. Decisa a capire il perchè di questo boom, ne ho comprato uno a caso. La storia è quella che è, ma non è di questo che voglio parlare. La protagonista, a un certo punto, va a Parigi per vivere la vera vita parigina. Che, secondo l’autrice, è Dior-Crillon-GeorgeV-Ladurée. Cosa? Ok la moda e il lusso, ma il resto?
Ho conosciuto Parigi grazie a tutte le persone che ho incontrato. Persone diverse tra loro, come colore e come cultura, ma ognuna con la propria individualità ed il proprio stile. Ciascuna di queste persone mi ha fatto conoscere un lato diverso della città e della sua anima.

La Parigi dei parchi e degli spazi verdi, dove padri multicolori giocano a pallone con i figli, dove si può fare ginnastica o leggere un libro o ascoltare la banda la domenica mattina. La Parigi culturale, con i suoi musei, le sue biblioteche, la sua musica. La Parigi della povertà, della sporcizia, della delinquenza. La Parigi del traffico e dei tassisti, della metropolitana e dei senza tetto. La Parigi dei caffè, delle librerie e dei libri usati a venti centesimi. La Parigi del centro e quella della banlieue.

Ho abitato nel tredicesimo arrondissement, a ridosso del quartiere cinese. L’ho amato per i suoi rumori e la sua tranquillità, per i suoi odori e i suoi sapori, per i suoi grattacieli di cemento e i suoi viali alberati.
Ho mangiato i macarons di Ladurée, come la protagonista del romanzo, ma anche cibo indiano, musulmano, ebreo. Dalle crêpes ai ćevapčići, un giro del mondo culinario senza mai cambiare città.
Ho visto la Parigi del lusso, come la protagonista, ma anche quella dei quartieri meno patinati.

La vera Parigi, secondo l’autrice, è quella di Notre Dame e della Conciergerie, della moda e di tutte le cose che puoi comprare con un po’ di denaro. Nessuna traccia del resto, delle persone, delle cose, di tutti quegli aspetti belli e meno belli che rendono viva una città.
Perciò ringrazio con tutto il cuore tutte quelle persone che mi hanno insegnato a conoscere davvero Parigi e ad amarla per quello che è. Stéphanie, Daniel, Eve, Laurent, Didier, Yann, Fred, Andreas, Mariem, Alexandre, Carine, Benoît, Tim, Conor, Karim, Africa, Line. E Alessandra, compagna di tante esplorazioni.
Ah, il mistero del boom di Tiffany per ora resta tale.

Il titolo è preso dalla canzone “Rachid Taxi” di Grand Corps Malade.