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Sally on the roof

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Pillole

Ero felice, eravamo felici, ebbri di quella felicità di cui si può godere solo per pochi attimi prima che la consapevolezza della realtà ti assalga di nuovo. Una felicità sì effimera, ma vera e autentica. Potente. Magnificamente devastante.

Oggi, camminando verso il lavoro, canticchiavo Walking all day e all’improvviso ho sperimentato uno di questi momenti di felicità pura.
Esistono, quindi. Ma possono essere davvero solo effimeri?
Chissà.

Il calcio

Ieri, sulle scale mobili della stazione, due ragazzini mi hanno dato un calcio. Non un calcio per errore o per fretta, un calcio vero, deliberato. Un calcio di quelli “adesso do un calcio nel culo a ‘sta zoccola perché calciare una lattina è da sfigati”.
Ero di spalle, non mi sono accorta di nulla finché non ho sentito il colpo. E quando ho sentito il colpo, ci ho messo del tempo a capire quello che stava succedendo. Mentre mi giravo e li fissavo inebetita, loro mi hanno insultata per un po’ – ma non ricordo nessuna parola, solo i suoni degli insulti e i loro sguardi di scherno -, poi hanno bloccato la scala mobile e sono scappati.
Non mi sono fatta male, non ho perso l’equilibrio – una volta tanto – per il colpo, non mi è successo niente di grave.
Ho preso solo un calcio in culo da due sconosciuti.
Solo.

Ottobre ingrato

Alla pensilina siamo in quattro donne: una in canotta, una in maniche corte (io), una in piumino corto, una in piumino lungo.

Ottobre è un mese difficile.

Madre e figlia (o zia e nipote – 60 una, 30 l’altra), sul marciapiede davanti a me.

Figlia: “Meno male che è arrivato il freddo, così per un bel po’ non sono costretta a depilarmi”.

Madre: “Se tiri primavera, puoi farti anche le trecce”.

Chilometri in città 

Passi per ridere.
Passi per guardare. 
Passi per sopravvivere. 
Passi per dimenticare. 
Passi per perdersi. 
Passi per non sentire 
Passi per ballare. 
Passi per risalire. 
Passi per avvicinarsi. 
Passi per fingere. 
Passi per sfiorarsi. 
Passi per piangere. 
Passi per anestetizzarsi.
Passi per ritrovarsi. 

Neruda e Francia

«Voglio fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi»

Antibes

Giuda On The Train

Le meravigliose avventure del treno.
Salgono lui e lei, con un grosso quadro.
A lui squilla il telefono. Risponde.
“No, non mi sono fermato per l’aperitivo. Mi hanno regalato un quadro importante. No, non posso dire l’autore perché non vorrei che qui mi picchiassero. No, diciamo qualche migliaio di euro. Sì. Ok. Ciao”.
Si guarda in giro soddisfatto, vuole che gli altri passeggeri lo invidino, accarezza l’opera d’arte imballata.
Poi, all’improvviso, la tragedia.
“Perché non gli hai detto che è un falso?” gli chiede lei.

Pasqua con chi vuoi 

Dialoghi surreali in taxi.
“Eh, è già mercoledì. Meno male. Adesso la prossima vacanza è Pasqua, mi sa”.
“Eh sì”.
“Ma quando è?”
“Credo il 27 marzo”.
“Ma quando cade?”
“In che senso?”
“In che giorno della settimana?”
“Domenica” (detto cercando di dissimulare lo stupore)
“Ah, domenica?”
“Eh sì”.
“Così quest’anno il lunedì dell’angelo è di lunedì. Ed è festa. Bene, no?”

Molto bene, direi. Si sa che l’angelo è volubile: il suo lunedì potrebbe essere un sabato, ad esempio, e il picnic di sabato non è per niente divertente.

La serenata di San Valentino

Il mio vicino sta cantando a squarciagola E tu di Baglioni da circa un quarto d’ora, sempre lo stesso pezzetto. Mi piace pensare che si stia preparando per una serenata alla sua bella, ma è domenica mattina e forse sta solo cercando di distrarsi mentre pulisce il water.

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