Cerca

Sally on the roof

La modella va in città (e intanto la donna somatizza)

Bene, benissimo, direi ottimo. La settimana della moda è sbarcata a Milano e con essa sono sbarcate pure millemila modelle, arrivate dritte dritte da Modellaland, una sorta di paese delle meraviglie in cui non esistono né capelli crespi, né maniglie dell’amore.
Tu ti alzi la mattina alle 5:30, ti guardi allo specchio giurando a te stessa – per la trecentesima volta – che non andrai mai più a letto senza aver asciugato la testa, arraffi un paio di jeans e una maglia nera, fingi di credere di essere comunque strafiga e, tutta contenta, vai al lavoro, perché sai che poteva essere peggio. Poteva piovere, infatti, e in quel caso vai tu a spiegare a tutti che no, nessuna cicogna ti ha fatto il nido nei capelli, si chiama solo umidità. Continue reading “La modella va in città (e intanto la donna somatizza)”

L’importanza di ordinare un’ostrica

La nostra ostrica, non nobile, non ricca, coraggiosa ancor meno, s’era dunque accorta, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società, come un mollusco di terra cotta, costretto a viaggiar in compagnia di molti molluschi di ferro.
E, non potendo puntare sulla bellezza per sfondare nella carriera artistico-gastronomica, un mattino di primavera, svegliandosi circondata dalle sue sorelle Continue reading “L’importanza di ordinare un’ostrica”

A Question of Lust

«You make me smile when you care for me and you know it’s a question of lust, it’s a question of trust, it’s a question of not letting what we’ve built up crumble to dust • It is all of these things and more that keep us together»

Depeche mode – A Question of Lust

Cosa fare se un uomo ti dice: “O prendi il vino o prendi il dessert”?

Fuori piove, ci si annoia; in macchina, per fortuna, no. Alla radio, infatti, c’è un interessante programma sui piccoli risparmi quotidiani, quelle piccole taccagnerie che ognuno di noi fa a fin di bene, per salvaguardare il pianeta e, soprattutto, per lasciar tranquillo il modesto capitale nascosto sotto il materasso. Continue reading “Cosa fare se un uomo ti dice: “O prendi il vino o prendi il dessert”?”

Chilometri in città 

Passi per ridere.
Passi per guardare. 
Passi per sopravvivere. 
Passi per dimenticare. 
Passi per perdersi. 
Passi per non sentire 
Passi per ballare. 
Passi per risalire. 
Passi per avvicinarsi. 
Passi per fingere. 
Passi per sfiorarsi. 
Passi per piangere. 
Passi per anestetizzarsi.
Passi per ritrovarsi. 

Uomo col borsello, ti tengo d’occhio!

Con l’arrivo dell’estate, una strana specie si risveglia dal letargo invernale, scende in strada e cammina indisturbata tra la gente. Questa strana specie è stata studiata in passato da antropologi di fama mondiale, ma nessuno è ancora riuscito a risolvere il mistero della sua esistenza. Questa strana specie risponde al nome di uomo col borsello.

D’inverno, complici i cappotti, di borselli se ne vedono pochi, ma con l’arrivo della bella stagione spuntano come funghi, ti circondano e fissano con un misto di rancore e invidia il tuo bel bauletto super chic. Continue reading “Uomo col borsello, ti tengo d’occhio!”

Il pianoforte di Piazza Sant’Alessandro

È notte, ho freddo, non sono abituato a stare fuori. Sono un pianoforte, accidenti, non un clarinetto della banda. Perché mi hanno lasciato qui? Stavo così bene nell’attico di via Santa Marta. Signorile, tre locali, cucina abitabile, terrazzo e biblioteca. Io ero proprio lì, nella biblioteca. Certo, non mi suonava più nessuno da otto anni; da quando è morto il conte, la contessa non ha più toccato un tasto. Continua a leggere

Neruda e Francia

«Voglio fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi»

Antibes

Scarpe rotte, oche e sbronze tristi 

Ho sempre pensato, nella mia visione limitata della vita, che quelli che andavano al parco di Monza vestiti di tutto punto, con scarpe e abiti non adatti allo sterrato, fossero degli idioti. Ebbene, ieri ero al parco di Monza vestita di tutto punto, con la borsa del lavoro e un’altra con due mini Sacher e un krapfen alla crema.
Inciampavo, è vero, ma mi è passata la sbronza triste post-anestesia del dentista.
Quindi, alla fine, quelli che vanno al parco di Monza vestiti di tutto punto forse hanno solo bisogno di camminare e di inciampare e vaffanculo se si rompono le scarpe. Al massimo si può tornare a casa a cavallo di un’oca.

 Oche 

Blog su WordPress.com.

Su ↑