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Sally on the roof

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Treno, interno giorno e forse notte

Fuori inizia a fare buio, io sono in treno e aspetto.
Aspetto che riparta, aspetto che qualcuno mi dica perché siamo di nuovo fermi nel nulla, aspetto che un’anima buona vada a smantellare personalmente il treno guasto ed evidentemente mummificato che staziona da questa mattina a Greco e che Trenord usa come scusa per l’ennesimo ritardo. Gli ennesimi ritardi, perché il treno coinvolto non è solo il mio. Ritardi che nell’ultima settimana si sono acuiti più che mai e che mi fanno sentire una marionetta nella mani di un sadico.
Vuoi andare al lavoro? Ahahah.
Vuoi tornare a casa? Ri-ahahah. Continua a leggere “Treno, interno giorno e forse notte”

Il calcio

Ieri, sulle scale mobili della stazione, due ragazzini mi hanno dato un calcio. Non un calcio per errore o per fretta, un calcio vero, deliberato. Un calcio di quelli “adesso do un calcio nel culo a ‘sta zoccola perché calciare una lattina è da sfigati”.
Ero di spalle, non mi sono accorta di nulla finché non ho sentito il colpo. E quando ho sentito il colpo, ci ho messo del tempo a capire quello che stava succedendo. Mentre mi giravo e li fissavo inebetita, loro mi hanno insultata per un po’ – ma non ricordo nessuna parola, solo i suoni degli insulti e i loro sguardi di scherno -, poi hanno bloccato la scala mobile e sono scappati.
Non mi sono fatta male, non ho perso l’equilibrio – una volta tanto – per il colpo, non mi è successo niente di grave.
Ho preso solo un calcio in culo da due sconosciuti.
Solo.

La sottile arte di scaricare una donna con eleganza

Sono sul treno e ascolto, senza alcun ritegno, la conversazione dei miei vicini. D’altra parte non posso certo continuare a leggere quando intorno a me si sta discutendo di temi di importanza capitale.
Sono in tre, una coppia di fidanzati e un allegro single, tutti tra i 35 e i 40. Tema della discussione: come scaricare una donna col minor sforzo possibile. Già, perché il single, forte del suo irresistibile fascino da discotecaro doc, sembra collezionare conquiste su conquiste, che, una volta obliterate, gli vengono invariabilmente a noia.
E qui nasce il problema: come si fa a dire ad una donna obliterata che non la si vuole più vedere? Continua a leggere “La sottile arte di scaricare una donna con eleganza”

Sauna Trenitalia: salire (sul treno) è un po’ morire

Ieri sera, sulla via del ritorno, una signora sui cinquanta si è staccata a fatica dal sedile in plastica del treno, ha controllato lo stato della sua camicia azzurra e mi ha chiesto: «Mi scusi, signorina, sono bagnata sulla schiena?».
No, signora mia, non è bagnata. È fradicia, ma non si preoccupi, perché qui le alternative sono due: traspirare o morire. Veda lei. Continua a leggere “Sauna Trenitalia: salire (sul treno) è un po’ morire”

I vizi capitali secondo Trenitalia

Ammettiamolo: noi pendolari siamo sempre lì a lamentarci di quei due, forse tre disservizi che animano le nostre giornate. Io per prima, appena posso, spargo sarcasmo come se piovesse, senza minimamente pensare ai lati positivi della premiata ditta TrenitaliaLeNord, che ogni giorno mi culla tra le sue amorevoli braccia e mi porta dolcemente, molto dolcemente, al lavoro.
Perché, a ben guardare, di lati positivi ce ne sono, eccome: per dirne uno, c’è chi per visitare l’inferno ha dovuto farsi un lungo viaggio in compagnia di un poeta, mentre noi abbiamo la possibilità – che dico la possibilità, la fortuna – di toccare con mano i sette vizi capitali stando comodamente spaparanzati su un sedile in skai. Continua a leggere “I vizi capitali secondo Trenitalia”

Giuda On The Train

Le meravigliose avventure del treno.
Salgono lui e lei, con un grosso quadro.
A lui squilla il telefono. Risponde.
“No, non mi sono fermato per l’aperitivo. Mi hanno regalato un quadro importante. No, non posso dire l’autore perché non vorrei che qui mi picchiassero. No, diciamo qualche migliaio di euro. Sì. Ok. Ciao”.
Si guarda in giro soddisfatto, vuole che gli altri passeggeri lo invidino, accarezza l’opera d’arte imballata.
Poi, all’improvviso, la tragedia.
“Perché non gli hai detto che è un falso?” gli chiede lei.

Pacchi e motori

La mia mattina inizia così, con un signore che dice all’amica che lo accusa di essere lento: “Eh, ho le gambe corte, io. Meno male che ho un motore quattro per quattro qui”. E si indica il pacco.
Buongiorno. 

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