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Sally on the roof

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viaggio

Treno, interno giorno e forse notte

Fuori inizia a fare buio, io sono in treno e aspetto.
Aspetto che riparta, aspetto che qualcuno mi dica perché siamo di nuovo fermi nel nulla, aspetto che un’anima buona vada a smantellare personalmente il treno guasto ed evidentemente mummificato che staziona da questa mattina a Greco e che Trenord usa come scusa per l’ennesimo ritardo. Gli ennesimi ritardi, perché il treno coinvolto non è solo il mio. Ritardi che nell’ultima settimana si sono acuiti più che mai e che mi fanno sentire una marionetta nella mani di un sadico.
Vuoi andare al lavoro? Ahahah.
Vuoi tornare a casa? Ri-ahahah. Continua a leggere “Treno, interno giorno e forse notte”

Sauna Trenitalia: salire (sul treno) è un po’ morire

Ieri sera, sulla via del ritorno, una signora sui cinquanta si è staccata a fatica dal sedile in plastica del treno, ha controllato lo stato della sua camicia azzurra e mi ha chiesto: «Mi scusi, signorina, sono bagnata sulla schiena?».
No, signora mia, non è bagnata. È fradicia, ma non si preoccupi, perché qui le alternative sono due: traspirare o morire. Veda lei. Continua a leggere “Sauna Trenitalia: salire (sul treno) è un po’ morire”

I vizi capitali secondo Trenitalia

Ammettiamolo: noi pendolari siamo sempre lì a lamentarci di quei due, forse tre disservizi che animano le nostre giornate. Io per prima, appena posso, spargo sarcasmo come se piovesse, senza minimamente pensare ai lati positivi della premiata ditta TrenitaliaLeNord, che ogni giorno mi culla tra le sue amorevoli braccia e mi porta dolcemente, molto dolcemente, al lavoro.
Perché, a ben guardare, di lati positivi ce ne sono, eccome: per dirne uno, c’è chi per visitare l’inferno ha dovuto farsi un lungo viaggio in compagnia di un poeta, mentre noi abbiamo la possibilità – che dico la possibilità, la fortuna – di toccare con mano i sette vizi capitali stando comodamente spaparanzati su un sedile in skai. Continua a leggere “I vizi capitali secondo Trenitalia”

Giuda On The Train

Le meravigliose avventure del treno.
Salgono lui e lei, con un grosso quadro.
A lui squilla il telefono. Risponde.
“No, non mi sono fermato per l’aperitivo. Mi hanno regalato un quadro importante. No, non posso dire l’autore perché non vorrei che qui mi picchiassero. No, diciamo qualche migliaio di euro. Sì. Ok. Ciao”.
Si guarda in giro soddisfatto, vuole che gli altri passeggeri lo invidino, accarezza l’opera d’arte imballata.
Poi, all’improvviso, la tragedia.
“Perché non gli hai detto che è un falso?” gli chiede lei.

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